Nel trentesimo anniversario della birra artigianale italiana, l'attenzione mediatica è concentrata su una delle birre legata a quell'anno e che sorprendentemente porta con sè un carico simbolico che va ben oltre il nostro movimento.
Si parla molto di Italian Pils ma probabilmente pochi riflettono realmente su come e perchè si è arrivati a questa definizione, di quello che potrebbe essere definito uno stile ma che è nato per non esserlo.
Si susseguono celebrazioni, tributi e cloni, ma si parla pochissimo in termini produttivi e stilistici, finendo in mezzo a equivoci e approssimazioni che gettano molto fumo attorno a questa situazione.
In mancanza di una narrazione cronologicamente sincera e puramente oggettiva, il nostro collaboratore "Redazione Esteri" si è dedicato proprio a ricostruire questo cammino, nato dalla iconica Tipopils e continuato verso direzioni tuttora da interpretare.
Cominciamo dalla fine.
Nel novembre 2024 la Brewers Association inserisce nelle sue Beer Style Guidelines la categoria Italian-Style Pilsner.1 In Italia, fin da subito, è un florilegio di articoli online e post che magnificano questa saggia decisione,2 spesso conditi da un tocco di sano campanilismo che, per rimanere nell’Italian-Style, ci sta bene come il cacio sui maccheroni.
Dove sta quindi il "busillisi"? Dovremmo essere tutti contenti, eppure… La verità è che non gradiamo molto gli stili, siamo leggermente allergici alle categorizzazioni (soprattutto a quelle provenienti dall’altro lato dell’Atlantico), ma tutto sommato la «legittimazione internazionale»3 non ci dispiace. Se poi cominciamo a parlare di disciplinari, regole, gabbie, e altre storpiature concettuali, perché non abbiamo capito bene cosa siano e a cosa servano delle linee guida stilistiche, poco importa (leggasi tutto quello che successe a proposito delle IGA qualche anno fa, discorso ormai passato in cavalleria con buona pace di tutti). L’importante, insomma, è che il tricolore garrisca da qualche parte.
Passiamo ai fatti. Le categorie della Brewers Association, come noto, vengono aggiornate ogni anno, ma non sono particolarmente dettagliate. Lo scopo è servire da strumento per la valutazione di birre commerciali in un concorso molto grande, come la World Beer Cup.4
Italian-Style Pilsener
➔ Original Gravity (°Plato): 1.044-1.052 (11-12.9 °Plato)
➔ Apparent Extract/Final Gravity (°Plato): 1.006-1.013 (1.5-3.3 °Plato)
➔ Alcohol by Weight (Volume): 3.6%-4.2% (4.5%-5.3%)
➔ Bitterness (IBU): 25-50
➔ Color SRM (EBC): 3-4 (6-8 EBC)
● Color: Straw to Gold
● Clarity: Appearance should be clear. Chill haze should not be present
● Perceived Malt Aroma & Flavor: A malty sweet aroma and flavor should be present at low levels. Light biscuity attributes may be present.
● Perceived Hop Aroma & Flavor: Hop aroma and flavor is pronounced and aromatic, derived from late hopping and dry hopping with noble-type hops. Floral, herbal, peppery, or other attributes may be present.
● Perceived Bitterness: Medium to high
● Fermentation Characteristics: Fruity-ester and DMS should not be present. These are well attenuated beers
● Body: Medium-low to Medium
● Additional notes: The head should be dense, pure white, and persistent. Hop character is assertive, crisp and aromatic.
Sintetizzando: colore da paglierino a dorato, birra limpida, note di malto basse (è ammesso un leggero biscottato), aroma e sapore di luppolo pronunciati (floreale, erbaceo, pepato) e dovuti a late hopping e/o dry hopping.
Un altro importante concorso internazionale per professionisti ad aver inserito in anni recenti le Pils all’italiana tra le sue categorie è la Brussels Beer Challenge.5
4.4 - Italian Style Pilsner
➔ Original gravity (° Plato): 11-12,9
➔ % ADF: 78-85
➔ Alcohol by volume: 4,5-5,3 %
➔ Bitterness (EBU): 25-50
➔ Color (EBC): 6-8
● Colour: straw to gold.
● Clarity: clear to brilliant. No chill haze.
● Malt: medium (Light biscuity attributes may be present).
● Hops: pronounced and aromatic.
● Bitterness: medium to high.
● Yeast: Fruity-ester and DMS should not be present.
● Body: medium-low to medium. Floral & herbal noble hop aromas and flavours are typical.
Sintetizzando: colore da paglierino a dorato, birra limpida o cristallina, maltato medio (leggero biscottato ammesso), luppolatura pronunciata e aromatica (floreale ed erbacea), amaro da medio ad alto. La principale differenza con la Brewers Association è l’intensità del malto: qui media, lì bassa.
Birra dell’anno adotta da sempre delle categorie sui generis. La descrizione ha il pregio di essere più dettagliata delle precedenti.6
Cat.2 – Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, caratterizzata dall’evidente presenza di luppolo d'aroma e d'amaro di ispirazione tedesca (Italian Pilsner)
➔ Fermentazione: Bassa
➔ Gradi Plato: 10,5-13,5 °P
➔ Alcolicità: 4,0-5,5 Alc. %Vol
➔ Colore: 3-14 SRM – 6-28 EBC
➔ Amaro: 20-55 IBU
➔ Stili di riferimento: German Pilsner
● Aspetto: Colore che va dal giallo leggero al dorato chiaro, una velatura può essere accettata nello stile. Schiuma bianca generalmente di buona persistenza.
● Aroma: Gli aromi distintivi prevalenti sono quelli del luppolo anche se supportati dai malti utilizzati. Profumi tipicamente speziati e floreali derivanti dall'uso di luppoli tedeschi accentuati dall'utilizzo degli stessi in dry-hopping. Queste birre, pur rimanendo pulite ed equilibrate, devono risultare secche e più spinte (in paragone con le German Pilsner) verso il luppolo.
● Gusto: Luppolatura da media ad alta con le caratteristiche del luppolo tedesco (floreale, speziato, erbaceo ecc.). Il maltato delicato da basso a moderato sostiene la decisa luppolatura . L'equilibrio tende normalmente verso l'amaro e il luppolo da aroma, ma la presenza del malto dovrebbe essere di supporto e non disturbare la percezione della luppolatura. Amaro da moderato ad alto con finale da medio a secco. Il gusto di luppolo e l'amaro spesso permangono nel finale ma il retrogusto deve in genere essere pulito. Il corpo da leggero a medio con carbonazione da moderata a media. Finale delicato, secco senza astringenza o asprezza.
Sintetizzando: si accetta una leggera velatura, si nomina l’aspetto aromatico luppolato che è preponderante e derivato da dry hopping con luppoli tedeschi (descritti come floreali, erbacei, speziati), maltato da basso a medio, luppolatura (sapore di luppolo) da media ad alta, amaro da medio ad alto, finale da medio (!) a secco. In buona sostanza, malti che possono avere un’intensità fino a media (come BBC) e un’interpretazione da un lato più restrittiva, perché indica in modo univoco sia origine che utilizzo dei luppoli (tedeschi, non cechi, per esempio - dry hopping, non late hopping… siamo sicuri che siano davvero così nettamente riconoscibili?), dall’altro aperta a velature che in altri contesti sposterebbero la birra nella categoria Keller Pils.
Le Pils all’italiana non sono ancora entrate, con una categoria a parte, nella European Beer Star, che mette insieme Italian-Style Pilsner, Hoppy Lager, India Pale Lager.7
10 - New-Style Lager
➔ Densità iniziale: 7,0-15,9 °Plato
➔ Estratto apparente: 2,0-3,5 °Plato
➔ Alcool: 2,0-6,2 in peso
➔ 2,5-7,0 in volume
➔ Amaro: 25-70 IBU
● Bassa fermentazione
● Colore: da giallo paglierino a nero
● Torbidità consentita
● Amaro da luppolo: elevato
● Aroma e sentori di luppolo: intensi
● L’aroma complessivo deve essere caratterizzato dalla rilevante presenza dei luppoli; non vi è alcuna restrizione circa l'origine delle varietà di luppolo impiegate. Il dry hopping è espressamente desiderato.
● Grado di attenuazione: elevato, con ridotta presenza di zuccheri residui
● Corpo: da leggero a medio
● Non ammessa la presenza di diacetile
● Per facilitare la valutazione sensoriale, è necessario che il birrificio fornisca ulteriori informazioni sulla birra al momento dell'iscrizione: Indicazione dello stile o tipologia a cui la birra è ispirata.
Sintetizzando: chiaramente quest’ultima descrizione, mettendo insieme tipologie di base assai diverse, ha un interesse relativo per il nostro discorso. Da notare, tuttavia, la lieve torbidità ammessa, luppolo (aroma, flavor) e amaro intensi, dry hopping richiesto, malto non nominato.
Tirando le somme, stando a queste fonti, una Italian-Style Pilsner dovrebbe essere una birra paglierina o dorata, perfettamente limpida o al limite leggermente velata, in cui il malto ha un contributo secondario e di supporto a un amaro anche intenso e a una luppolatura che è protagonista con sentori erbacei, floreali, speziati, derivanti da varietà tedesche utilizzate in late hopping o dry hopping. Tutte caratteristiche che nei migliori esempi nostrani si riscontrano in pieno. Ne riparleremo in seguito.
Quando si è iniziato a parlare di Pils all’italiana? Le birre cambiano, così come cambia l’Internet. Svolgere una ricerca online per rintracciare la prima apparizione del costrutto Italian-Style Pilsner non è di conseguenza facile. Un esempio: la Pitoune di Le trou du diable, che nel 2006 era una «lager allemande»,8 ma vent’anni dopo è descritta come «Pionnier nord-américain des Pils italiennes, Le Tdd a su s’inspirer du grand maître.
Agostino Arioli, lors de son passage à Shawinigan, a fin de créer une bière qui a détrôné les sommités du style et remporté la médaille d’Or au European Beer Star».9
In questa ricostruzione c’è un importante punto fermo iniziale, e ciò non è cosa da poco, quando si tratta di ricostruire la storia di uno stile birrario. Esiste una birra archetipica dello stile: Tipopils di Birrificio Italiano, della quale si sanno ormai vita, morte e miracoli e della cui meritatissima fama non parleremo in questo articoletto. Una delle prime menzioni su un libro è probabilmente questa: «La Tipopils ha una schiuma bianca dall’aroma luppolato, finemente floreale, un sottofondo di malto morbido e pulito, leggero ma strutturato, e un finale vivacemente secco. È luppolata a secco con la classica varietà Saaz delle Pilsener».10 Come detto, non ci soffermeremo sulla storia di questa mitologica birra, ma cercheremo di individuare quando, dove e come si è iniziato a chiamare birre simili a essa con l’appellativo Italian-Style Pilsner.
Nel 2008 Luca Giaccone informa i lettori di Fermento Birra che la Tipopils domina le classifiche sull’allora notissimo sito di rating RateBeer.11 La situazione, a distanza di quasi un decennio, non sarebbe mutata di molto: la Tipopils compare tra le birre italiane più influenti di sempre di Andrea Turco su Cronache di Birra, con una bella definizione: «una Pilsner molto in stile, ma anche con una personalità ineguagliata».12 In entrambi i testi non si parla ancora di Italian Pils.
Tornando al 2008, Lorenzo Dabove cura la sezione dedicata all’Italia nella guida pratica Birra, di Michael Jackson e scrive: «Tipopils, 5,2% vol, Pilsner. Questa eccellente dry pils contiene quattro varietà di luppolo: Hallertauer Magnum, Perle, Hersbrücker e Saaz; nel finale secco si avverte nuovamente Saaz. Sul sito ratebeer.com è stata votata come migliore pils del mondo».13
Nel 2010 alcuni esperti italiani (Flavio Boero, Alessandra Agrestini, Davide Terziotti, coadiuvati da Derek Walsh) pensano di sottoporre all’attenzione del BJCP un dossier sulle Pils all’italiana, ma il proposito viene messo da parte prima ancora di essere finalizzato.14
Da quel momento in poi, la palla passa agli statunitensi. Siamo agli inizi degli anni Dieci, e alcuni birrai americani, influenzati dal lavoro di Agostino Arioli, iniziano a cimentarsi nella produzione di Pilsner con dry hopping di luppoli nobili europei. Matt Brynildson di Firestone Walker Brewing Company non ha mai nascosto di essersi ispirato alla Tipopils per la realizzazione della sua Pivo Pils, lanciata nel 2013.15 Nel 2014 è la volta di Russian River, che mette in cantiere la sua interpretazione di questa nuova tipologia di birre: la STS.16
Sempre nel 2014, gli statunitensi Bryan Jansing e Paul Vismara scrivono Italy Beer Country, primo volume monografico interamente dedicato a ripercorrere la giovane storia del movimento artigianale italiano.17 I due autori affrontano molto approfonditamente le origini e l’evoluzione della Tipopils e dei suoi epigoni, come la Viaemilia di Birrificio del Ducato (ancora oggi commercializzata come «La Pilsner italiana più premiata al mondo»),18 ma non impiegano la dicitura Italian-Style Pilsner.
Nella prima edizione della sua The Beer Bible, datata 2015, Jeff Alworth dedica una dozzina di pagine al panorama brassicolo italiano. Cita ovviamente a più riprese e in modo approfondito la Tipopils, ma non impiega ancora la dicitura Italian-Style Pilsner.19
In Italia, una importante ricognizione birraria sul panorama artigianale è stata realizzata da Matteo Zamorani Alzetta e Giovanni Bruno, Il grande racconto della birra, ma gli autori non parlano mai di Italian-Style Pilsner né nella edizione prima, né nella seconda del loro lavoro intitolato Il racconto della birra/Il grande racconto della birra (2014 e 2016).20
Proprio tra 2014 e 2016 la nostra storia arriva alla svolta tanto attesa, ad opera del team di Oxbow Brewing Company: «Following trips to Italy in 2014 and 2015, Adams brewed his own version of the style. “We said, ‘Let’s give it an Italian name and let’s call it what it is: It’s an Italian-style Pils.” Oxbow’s resulting Luppolo—Italian for hop—was released in 2016, and was the first beer to be named as an ‘Italian-style Pils’ or ‘Italian Pilsner,’ though it wasn’t the first American-brewed Lager to be inspired by Tipopils».21 Alla fi ne ci siamo arrivati, e finalmente sono venute fuori le due caratteristiche bene o male costanti che negli USA hanno rappresentato la dimostrazione dell’esistenza e del successo della tipologia Italian-Style Pilsner: nomi italianeggianti e indicazione esplicita dello stile sulle etichette.
Nel 2017 è Simonmattia Riva a scrivere sulle colonne virtuali di Fermento Birra un articolo dal titolo Italian Pilsner: Possiamo parlare di stile? Si tratta della prima esplicita presa di posizione in tal senso a venire dall’Italia, suffragata da una approfondita e aggiornata ricognizione degli esemplari maggiormente significativi.22
Nello stesso anno Dave Carpenter dedica due pagine del volume Lager alle Hoppy Pilsners: «The modern hoppy pilsner is one of the great achievements of the craft renaissance. Brewers have taken the classic pilsner - typically German pils - and amped up the hops to American West Coast standards».23 La Tipopils è citata accanto a Pivo Pils di Firestone Walker, STS di Russian River e Noble Pils di Samuel Adams, ma non si utilizza il nome Italian-Style Pilsner.
Nel 2018 è la volta di Tullio Zangrando e Mirco Marconi, che affrontano il tema delle birre Pilsner in un paragrafo dedicato contenuto nel secondo volume della loro opera Birra. I due autori citano la Tipopils (e altri esempi di Pils all’italiana, come 40-50-40 di Birrificio Rurale) tra gli esempi di stile non ascrivibili a Germania o Stati Uniti, senza ulteriori approfondimenti.24
Seguono alcuni anni di calma. Mark Dredge, nel suo importante volume A Brief History of Lager (2019) non parla mai di Pils all’italiana.25 Melissa Cole, in The Little Book of Lager (2020) impiega due pagine per descrivere la Tipopils, da lei definita in modo lusinghiero «lager perfection».26 Nemmeno Tom Acitelli, nella sua monografia Pilsner (2020) affronta il discorso delle Pils Italian-Style.27
Nel post Covid il tema Italian-Style Pilsner si riattizza. La penna virtuale di Matt Osgood partorisce un interessante articolo, intitolato The Evolution of Italian Pilsner, According to Brewers Who Defined the Style, ricco di spunti, dichiarazioni, estratti da interviste.28 Appare chiaro che ormai si può parlare apertamente di Italian-Style Pilsner come di uno stile bello e fatto, con un’origine riconosciuta e una storia ben definita.
Nella seconda edizione di The Beer Bible (2021), Jeff Alworth dedica alcune pagine alle Italian Pilsners, intitolate Creating a New Blueprint, dettagliando ancora una volta le idee di Arioli e il processo produttivo della Tipopils e sottolineando come «Italian Pilsners modeled on Tipopils have become a minor trend in the US [...]. Most Americans, however, just add hops to the conditioning beer and leave it like that. The other elements - warm fermentation, acidification - each add their own nuances, and in turn makes Tipopils more complex. The difference between Arioli’s approach and the American one is telling».29 L’interesse verso una ricostruzione completa, profonda, del processo produttivo dietro alla Tipopils non è nuova in Alworth: già nel 2017 aveva dedicato a questa birra il capitolo 20, Italian Lagers, del libro The Secret of Master Brewers, con tanto di ricetta-clone approfondita con Arioli.30
La seconda edizione aggiornata di Italy Beer Country, autopubblicata da Jensing e Vismara nel 2022, esplicitamente incorona la Tipopils come «the mother of all Italian pilsners [...]. Tipopils has come to define a new style of pilsner, the first original Italian beer style».31 Siamo quasi arrivati alla fine.
I tempi sono ormai maturi e la terminologia Italian-Style Pilsner è ormai sdoganata. Modern Lager Beer, di Jack Hendler e Joe Connolly (2024), inserisce lo stile in un trend che enfatizza le lager ben luppolate: «Perhaps one of the most noticeable changes to lager beer has been the growth of the hoppy lager category. Considering the prominence of hop-forward beers in the craft beer scene, it is no surprise that hop selection and treatment methods are opening new frontiers for lager. Current examples include India Pale Lager, Cold IPA, Italian Pilsner, and West Coast-Style Pilsner, among a number of other variations. Whatever you like to call them, these lager styles attempt to frame hops as the central component of the flavor and aroma profiles».32
Certamente le birre a bassa fermentazione stanno riscuotendo un certo interesse tra il pubblico italiano, da alcuni anni a questa parte. Non è questa la sede e non ho le competenze per addentrarmi in analisi di mercato o in discorsi socio-economici riguardo i consumi di birra nel nostro paese, fatto sta che i produttori continuano a sfornare prodotti che, Italian Pils a parte, possono davvero far ipotizzare una "via italiana alle basse".33
Il contributo più recente sulle Italian Pils in una pubblicazione in volume lo dobbiamo a Simonmattia Riva che, all’interno del libro di Alessandra Agrestini Di cotte e di crude, ripercorre la storia, le scelte produttive, l’evoluzione e la fortuna delle Pils all’italiana.34 Interessante l’ulteriore classificazione che Riva introduce a p. 108-109: «Pils all’italiana più fedeli all’ispirazione della Tipopils, ovvero con una maggiore spinta luppolata rispetto ai classici tedeschi o cechi ma senza arrivare all’intensità della Extra Hop», «Pils all’italiana più vicine alla linea tracciata dalla Extra Hop, ovvero con fragranza erbacea e quasi balsamica», «Pils prodotte in Italia ma più affini agli originari tedeschi e boemi».
Al banco di prova dell’assaggio, come si comportano le Pils all’italiana? Mediamente bene, o anche molto bene. Onestamente non saprei individuare evidenti ‘correnti’ come quelle proposte da Riva nella sua analisi, ma la situazione mi sembra molto più impastata e meno definita. Accanto agli esempi iconici del Birrificio Italiano (Tipopils e Extra Hop) ci sono etichette solide, ormai affermate da anni e pienamente calate nello stile (inutile citarle, nelle note trovate tutti i riferimenti). Non è questa la sede per fare una rassegna, né d’altro lato è possibile stare dietro a una produzione che cambia, con birre che nascono e poi spariscono, altre che mutano ricetta e indirizzo. Sicuramente la criticità più evidente è proprio la mancanza di un’identificazione esplicita, chiara fin dalle etichette, che indichi che il consumatore è davanti a una Pils con le caratteristiche più volte richiamate in questo breve scritto.
Detto in altre parole, c’è una grande confusione sull’utilizzo della dicitura Italian Pils. Birrificio Italiano non ha mai etichettato Tipopils ed Extra Hop come Italian Pils per il mercato italiano (la prima, attualmente, è etichettata come Timeless Pils, la seconda come DDH Pils), ma la Tipopils è stata venduta per un certo periodo come The Original Italian Pilsener negli USA.35 Siti web dei birrifici e canali social non sempre aiutano: sul mercato esistono Pils con un dichiarato dry hopping ‘tedesco’ che non fanno emergere questa caratteristica produttiva nel bicchiere, o viceversa Pils evidentemente fragranti e ‘dryhoppate’ che sono commercializzate semplicemente come Pils; e ancora birre vendute come Italian Pils che impiegano luppoli USA, oppure materie prime italiane e che quindi fanno derivare l’appellativo Italian da questa scelta produttiva. Insomma, una bella confusione. Solo in anni recentissimi i produttori hanno manifestato una maggiore consapevolezza e uniformità nell’utilizzo in etichetta della dicitura Italian Pils/Italian Pilsner, intendendo esplicitamente segnalare una birra con le caratteristiche che ormai avrete anche voi imparato a memoria.
Il convitato di pietra di questa storia, però, ancora non si è presentato alla mensa… nessuno lo vuole dire, ma forse ci si aspetta che anche il BJCP inserisca Italian-Style Pilsner nelle sue linee guida. Succederà, prima o poi?
Per il momento lavoriamo di fantasia, facciamoci aiutare dall’IA e proviamo a mettere giù un’ipotetica descrizione alla maniera del Beer Judge Certification Program (che, è bene ricordarlo, si occupa di concorsi per homebrewers e non emana disciplinari, non rilascia patenti e non redige regolamenti).
Overall Impression
A crisp, refreshing, pale lager that emphasizes the fragrant, noble, German hop character. The hallmark of the style is a pronounced, elegant, herbal, floral, spicy, or slight lemony hop aroma and flavor derived from late hopping and/or dry-hopping, balanced by a clean, crackery malt base and a crisp, dry finish. It is highly drinkable and refreshing, with a sophisticated hop profi le that distinguishes it from its German counterpart.
Aroma
Prominent, medium-high to high, herbal, floral hop aroma, often with subtle notes of lemon or slight spiciness due to late/dry-hopping. A light, clean, crackery or slightly grainy malt sweetness is present in the background. Clean fermentation profile with no esters or diacetyl.
Appearance
Straw to light gold in color. Brilliant clarity, although a slight haziness is acceptable. A long-lasting, dense, creamy white head is typical.
Flavor
The hop profi le should lead the palate, exhibiting herbal, floral, spicy, or slight lemony characteristics. The bitterness is moderate to moderately high, providing a firm backbone that supports the hop character but finishes clean without harshness. The malt character is light, clean, and crisp, reminiscent of light crackers. The finish is dry to very dry and snappy, with a lingering hop flavor that invites another sip.
Mouthfeel
Light to medium-light body. Medium to medium-high carbonation, contributing to a refreshing, effervescent character. No astringency or harshness.
Comments
This style is essentially a German Pils that has been late/dry-hopped with noble German hop varieties to heighten the bouquet. The late/dry-hopping should be integrated and elegant, not aggressive or overtly citrusy/tropical/stone fruity like an IPL/Hoppy Lager. The goal is a highly drinkable, sophisticated lager with a distinctive, aromatic hop focus.
History
Pioneered and developed in 1996 by Birrificio Italiano with its Tipopils, to create a more fragrant, aromatic take on the traditional German Pilsner while maintaining the high drinkability and clean fermentation characteristic of the base style. The international recognition of the style was driven by US craft breweries that popularized it in the early 2010s.
Vital Statistics
OG: 1.044–1.050
FG: 1.008-1.012
ABV: 4.5%–5.2%
IBU: 30–40
SRM: 2–5
Commercial Examples
Birrificio Italiano Tipopils, Birrificio Italiano Extra Hop, Firestone Walker Pivo Pils, Russian River STS, Oxbow Brewing Luppolo, Birrificio Rurale 40-50-40, Birrificio Lariano La Grigna, 50&50 Craft Brewery Manbassa.
[Questi esempi commerciali sono stati scelti seguendo la logica degli esempi commerciali presenti nelle linee guida BJCP: rispecchiare adeguatamente le caratteristiche dello stile, essere produzioni solide e stabili nel tempo, essere reperibili su mercati non solo prettamente locali, per quanto possibile].
FONTI
1 https://cdn.brewersassociation.org/wp-content/uploads/2024/12/12144941/2024_BA_Beer_Style_Guidelines.odf
2 https://www.fermentobirra.com/la-brewers-association-riconosce-la-tipologia-italian-style-pilsner/.
3 https://cronachedibirra.it/interviste/48836/la-legittimazione-internazionale-delle-italian-pils-intervista-chris-williams-brewers-association/.
4 https://cdn.worldbeercup.org/wp-content/uploads/2025/11/11152611/WBC2026StyleGuidelines115.pdf
5 https://registration.brusselsbeerchallenge.com/BBC-Categories.pdf
6 https://www.birradellanno.it/admin/public/pagina_traduzione/c6a2faff3c4790f5b5b83a75f06fad49/CATEGORIE26.pdf
7 https://european-beer-star.com/ebs-wAssets/docs/kategorien-en/IT-Category-Description-2026.pdf
8 https://web.archive.org/web/20060620063525/http://troududiable.com/article.php3?id_article=6
9 https://troududiable.com/bieres/la-pitoune/
10 Michael Jackson, Guida alle birre del mondo, Bra, Slow Food Editore Arcigola, 1999, p. 182.
11 https://www.fermentobirra.com/italian-style-birra-artigianale/
12. Andrea Turco, Dieci anni di Cronache di Birra, [self published], 2018, p. 171 (l’articolo è del 15 maggio 2017).
13 Michael Jackson (ed.), Birra, Milano, Mondadori Electa, 2008, p. 204.
14 Simonmattia Riva, Le Pils all’italiana: La Tipopils e le Italian Pils, in Alessandra Agrestini, Di cotte e di crude: 30 anni di birra artigianale italiana, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2024, p. 110.
15 https://www.firestonewalker.com/long-live-pivo/; cfr anche Dave Carpenter, Lager, p. 93-96.
16 https://byo.com/recipes/russian-river-brewing-co-s-sts-pils-clone/
17 Bryan Jansing, Paul Vismara, Italy Beer Country, Indianapolis, Dog Ear Publishing 2014.
18 https://www.birrificiodelducato.it/birre/viaemilia-pilsner/
19 Jeff Alworth, The Beer Bible, New York,Workman Publishing, p. 318-331.
20 Matteo Zamorani Alzetta, Giovanni Bruno, Il racconto della birra, Milano, Vallardi, 2014; Matteo Zamorani Alzetta, Giovanni Bruno, Il grande racconto della birra, Milano, Vallardi, 2016.
21 https://www.goodbeerhunting.com/blog/2021/6/8/the-only-mission-is-to-follow-your-own-senses-following-the-journey-of-italian-pilsner
22 https://www.fermentobirra.com/italian-pilsner-possiamo-parlare-di-stile/
23 Dave Carpenter, Lager, Minneapolis, Voyageur Press, 2017, p. 160-161.
24 Tullio Zangrando, Mirco Marconi, Birra: Materie prime, tecnologie, stili (vol. 2), Milano, Edagricole, 2018, p. 254-257.
25 Mark Dredge, A Brief History of Lager, London, Kyle Books, 2019.
26 Melissa Cole, The Little Book of Lager, London, Hardie Grant Books, 2020, p. 103.
27 Tom Acitelli, Pilsner, Chicago, Chicago Review Press, 2020.
28 https://vinepair.com/articles/italian-pilsner-evolution/
29 Jeff Alworth, The Beer Bible, 2. ed., New York, Workman Publishing, 2021, p. 290-292, citazione a p. 291.
30 Jeff Alworth, The Secrets of Master Brewers, North Adams, Storey Publishing, 2017, p. 205-212
31 Bryan Jansing, Paul Vismara, Italy Beer Country, 2. ed., [self published], 2022, p. 45-47.
32 Jack Hendler Jack, Joe Connolly, Modern Lager Beer, Boulder, Brewers Publications, p. 227.
33 https://www.fermentobirra.com/italian-lager-perche-possiamo-parlare-di-una-via-italiana-alle-basse/
34 Simonmattia Riva, Le Pils all’italiana: La Tipopils e le Italian Pils, in Alessandra Agrestini, Di cotte e di crude: 30 anni di birra artigianale italiana, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2024, p. 105-110.
35 https://www.thewinecountry.com/tipopils-the-original-italian-pilsner-112oz-bottle.html sulla commercializzazione della Tipopils negli USA tramite BUnited, cfr. Bryan Jansing, Paul Vismara, Italy Beer Country, 2. ed., [self published], 2022, p. 50-51.
Redazione Esteri
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