Devo essere sincero.
Questo viaggio era cominciato a formarsi nella mia
testa come un viaggio in Baviera, Land molto vasto che abbraccia la maggior
parte del centro-sud tedesco, dalle svariate anime e di cui la Franconia è
solo una parte (tra l'altro, storicamente anche poco affine alla Baviera più
meridionale, come splendidamente raccontato anche nell'ultimo libro di Andreas
Krennmair,
Bavarian White Beer, che
invito a leggere).
Ma le stube e biergarten bavaresi, un po' più
sterili delle keller della Franconia invece ricche di verde e di aree giochi,
mi hanno fatto pian piano propendere per le seconde, almeno in questa fase di
vita in cui le esigenze dei piccoli lo richiedono.
Non volevo però rinunciare a qualche assaggio di quella Baviera più autentica, fatta di
birrifici tradizionali ma in grado di sfoderare birre rigorose. Quindi
complice una giornata nella località di Günzburg al parco Legoland (!), di ritorno
verso Norimberga ho programmato di fermarmi ad Augsburg (Augusta) alla
Brauhaus Riegele.
Raggiungerla da fuori è facilissimo, non trovandosi in pieno centro e a ridosso del biergarten c'è un comodo parcheggio, situato tra il birrificio e l'area esterna. Solitamente il locale della Wirtshaus, la taverna al coperto, è il luogo migliore dove trovare alla spina le birre, ma nel periodo estivo è il Biergarten a essere il posto più suggestivo. Qui il consumo di birra è ridotto a qualche referenza alla spina e a qualche birra in bottiglia.
Ma programmo di passare proprio quel giorno perchè noto in calendario un evento, ovvero la presenza di una tipica banda di ottoni che suona musiche tipiche bavaresi. Un diversivo che mi piace molto e a cui ho assistito da Mahrs a Bamberga e ovviamente alla Hofbrauhaus a Monaco.
La banda è funzionale al vero motivo della festa, ovvero il servizio di una birra direttamente da una botte in legno di 200L, aperta per l'occasione proprio nel pomeriggio al tradizionale grido "o'zapft is". Si tratta della Würziges Export, una export/dortmunder da 5,2%.
Ci arrivo quando sta quasi per terminare ma riesco a berne perfino due
boccali. È una birra fantastica, con un colore dorato limpido e brillante, una
schiuma fine per via del servizio a caduta. Gli aromi di miele sono molto
intensi, si uniscono a leggere note di fiori di campo come camomilla e di
zabaione. In bocca ha un bel corpo, sembra perfino un po' viscosa, mentre nel
finale regala una secchezza leggera e un amaro moderato. Nulla sembra stonato
o fuori posto, è davvero un'esperienza che ripaga di tutta l'attesa e la
pianificazione della visita. Sarà anche il contesto, con musica e tanta gente,
a rendere ancor più memorabile questa birra.
Ho continuato con la Feines Urhell, un'altra birra chiara prodotta e una delle due helles in senso stretto. Schiuma pannosa, candida e compattissima. Color oro brillante e birra molto limpida. Naso pulitissimo, ricco di cereale e soprattutto mollica di pane, con accenno delicatissimo di fiori bianchi e agrumi. In bocca dolcezza poco opprimente, perfetta nell'intensità, con un corpo medio. Nel finale l'amaro praticamente assente ma birra che si bilancia da sé essendo delicatissima l'impronta maltata, per nulla scarsa, anzi di carattere. Aromi erbacei in retronaso che danno un minimo contributo luppolato, altrimenti inavvertibile. Splendida bella sua semplicità e nell'equilibrio tra tutte le componenti.
Non ho trovato nè ho potuto bere altre birre (avendo ancora molta strada da fare alla guida) al Biergarten nonostante fossero invece presenti al coperto, ma ho provveduto a continuare gli assaggi a casa, acquistando online. Oltre ad aver trovato splendide anche in bottiglia Würziges Export e Feines Urhell, ho bevuto anche l'altra helles ovvero la Commerzienrat.
Aroma di miele, molto pulito, preciso. In bocca ancora miele e poco più, un timido erbaceo finale che dona leggero amaro. Una birra praticamente perfetta per semplicità e bevibilità. Uno di quei casi in cui la semplicità lascia a bocca aperta.
E per finire, la mitica Augsburger Herren Pils: è ciò che di più rigoroso abbia mai incontrato in questa categoria, ovvero delle Pils bavaresi. Un erbaceo accennato ma mai oltre le righe, un carattere maltato completo dal miele alla crosta di pane, un corpo medio e una carbonazione perfetta. Una di quelle birre così perfette che ti lasciano stupito: forse la perla principale del birrificio del capoluogo della Swabia (ovvero Svevia), una delle regioni bavaresi meno nota. Dedicata ai consiglieri della città che nel 1156 emanarono uno dei primi editti di purezza per conto dell'imperatore Federico II di Svevia.
Mi si avviano diverse riflessioni, a margine di questa esperienza, sul luogo e a casa.
Prima di tutto, chi ignora la Baviera non sa cosa si perde. Vale anche qui il principio che tocca scegliere bene dove andare a bere per non incorrere in inevitabili delusioni che possono esserci in ogni angolo d'Europa, ma mediamente il mio pensiero è che non si beva affatto male.
Questo è solo uno dei possibili birrifici in cui sarei potuto finire e mi è andata benissimo. Mi arrivano commenti e voci che dicono di non aver avuto la stessa impressione da Riegele, ma birre così buone è difficile scambiarle per cattive, per cui non so cosa pensare ma ad ogni modo la bontà non si discute.
Inoltre, siamo in un contesto totalmente opposto a quello di piccoli birrifici della Franconia: Riegele dichiara circa 250.000 hl/anno di produzione e segnala di non fare pastorizzazione ma solo microfiltrazione, così come segnalato anche in bottiglia.
Tra l'altro, anche qualora pastorizzassero, non cambierebbe l'affermazione che mi sento di fare su queste birre. La domanda che ci si pone spesso sulla pastorizzazione è tipica di una visione tutta italiana che elogia l'artigianale solo in quanto tale e non correlato necessariamente alla qualità. Qui non esistono confini tra industria e piccoli birrifici, comanda solo la qualità.
Mi sembra un risultato eccellente nonostante i numeri possano far pensare a qualcosa di vicino all'industria.
Avviato nel 1884 ad Augusta dal capostipite Sebastian Riegele, che acquistò lo stabilimento della Zum Goldenen Ross (al Cavallo Dorato, immagine che compare anche nel logo del birrificio), attivo addirittura dal 1386, la Brauhaus Riegele è tuttora di proprietà dell’omonima famiglia fondatrice e quindi è anch'essa una privatbrauerei. Pur essendo una realtà commerciale di dimensioni importanti e con circa 100 dipendenti, sembra mostrare davvero una particolare attenzione alla qualità e alla tradizione birraria da cui trae origine.
Di fronte a birre del genere, personalmente mi sento piccolo, pensando a decenni e secoli impiegati per migliorare e perfezionare sempre più i processi di produzione e confezionamento.
A me questa visita al Biergarten (avrei voluto programmare anche una visita del birrificio, incompatibile con il resto della trasferta) ha dato davvero una bella sensazione.
Penso tornerò nuovamente in queste realtà che, seppur grandi e apparentemente spaventose, possono regalare pezzi birrari di alto livello, che qualcuno può reputare banali e noiosi ma che invece sono segno di una vera professionalità da rispettare.
Prosit!
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