Fermento e la mia idea di beershop


Ritorno sulla serata di venerdì con Bruno Carilli.
La serata si è tenuta a Fermento, il beershop di nuova apertura a Bari.
Qualche parola bisognerebbe spenderla, visto che per me e per molti dei presenti era la prima occasione di visitarlo.

Arredamento molto molto curato, se non avessi visto birra l'avrei dato per "wine bar" o "american bar". Al di là delle definizioni da viveur fortunatamente mancato, il locale appare molto molto ben curato, e questo sicuramente tenderà ad avvicinare molta gente affascinata dal mondo della birra artigianale.
Probabilmente, credo lo scopo sia proprio quello di puntare su un target di consumatore medio-alto. Deduco questo, come semplice personale considerazione, osservando anche molti spazi dedicati a birre vendute in packaging esclusivi. Su tutte le trappiste ormai rintracciabili anche dal salumiere, ma che ormai rappresentano anche qualcosa da comprare per se o regalare a colpo sicuro. Suppongo questo sia anche un altro suggerimento ai frequentatori di Fermento.

Riguardo alle birre, ce ne sono sicuramente non poche. Angolo USA presente, immagino sarà potenziato nei prossimi mesi rispetto a qualche nome presente ora (Great Divide, Anderson Valley).
Del resto, molto Belgio d'abbazia con qualche chicca e brand mainstream.



Per le artigianali italiane, Toccalmatto fa compagnia a Grado Plato. Questione di distribuzione, non entrerei in questi dettagli perchè sono dinamiche aziendali e gestionali di livelli superiori a quelli di un semplice consumatore/osservatore e che ignoro.
Qualche acida, e poi tre vie per le birre servite alla spina.

Insomma, un ottimo locale. Per i miei personali gusti un po' sopra le righe, almeno sopra le mie righe, o meglio sopra le mie aspettative.
La collocazione in un quartiere benestante di Bari, Poggiofranco, sicuramente ne giustifica in buona parte l'idea di locale esteticamente a posto e curato.


Nei miei pensieri provo a fare un esercizio ed immaginare quello che a me, secondo i miei personali gusti, piacerebbe offrire se un giorno dovessi trovarmi magicamente dietro il bancone di un beershop.
Se potessi far nascere io un beershop, lo farei con uno stile pacato e semplice, vorrei con me appassionati e semplice gente che una birra la beve e se la gode. E cito "La birra va solo bevuta" (cit.).
Un'aria amichevole, non ingessata, non incentrata sull'esclusività del prodotto ma sul potenziale emotivo e caratteriale, slegato da logiche del lusso e dell'elite. Grandi birre ma birre per la genteappassionata, e basta.
Ovviamente io non l'ho aperto e mai lo aprirò, ma come tutti mi ritengo libero di poter interpretare il fenomeno birra e di provare ad immaginare come si orienta la clientela di fronte ad offerte di esercizi come pub e beershop.

E' un discorso gemello a quello della ristorazione, legato al glamour. Non condannabile, ma anche incapace di essere condivisibile da tutti. Boccone che a volte non riesco a mandare giù
Vorrei tanto vedere in giro un po' di pinte in più ed un po' di teku in meno. Più bicchieri pieni e meno griffes sulle borsette. Sarò pure sbagliato, stupido, integralista. Non so.

Ma gli affari sono affari. Per cui probabilmente il glamour funzionerà molto anche nella birra, ed io ancora una volta non avrò capito niente della birra artigianale in Italia.

Ad ogni modo, diamoci dentro con i beershop!
E' uno dei modi per crescere, cercando di portare la birra artigianale nel quotidiano.

Qualcun'altro è già stato a Fermento? Che impressioni ha lasciato?
Alla prossima!

Cheers!