Si allarga la famiglia Decimoprimo, nuove birre in produzione

Avevo lasciato il birrificio Decimoprimo alla cronaca del mese di febbraio, quando di lì a poco sarebbe partita questa nuova avventura di un birrificio pugliese.
A distanza di qualche mese, la gamma delle birre prodotte in quel di Trinitapoli (BAT) vede l'ingresso di altre due birre oltre alla debuttante D-Day.

Michele & co. sono partiti con tre birre ispirandosi alle tre nazioni per loro più rappresentative dal punto di vista brassicolo: Inghilterra, Belgio e Stati Uniti. Oltre ai paesi, con queste tre birre si parla di birre molto diverse tra loro e con stili ben precisi, cercando di dare una personale interpretazione. Bottiglie da 500 ml e 250 ml per tutte e tre ed etichette molto diverse tra loro, ma con uno schema di fondo comune. Adesso si soffermeranno per un po’ su queste birre, tenendo questi formati e cercando di migliorarle sempre più. Più in là cominceranno ad ampliare l’offerta, sia in termini di birre, sia in termini di formati.
Grazie alla sua segnalazione, sono lieto di girare le informazioni riguardanti queste birre a tutti i curiosi, lettori o naviganti qualsiasi.

La prima birra prodotta è la D-Day, una IPA dal color ramato di 5,5 % Vol. e 45 IBU luppolata con luppoli inglesi e americani (E.K. Goldings, Columbus e Centennial). D-Day sta per “Decimoprimo-Day”. La grafica dell’etichetta con un aereo che lancia birra artigianale alla gente di sotto, rappresenta il nostro sbarco, o debutto nel panorama brassicolo italiano. Sulla sinistra dell’etichetta c’è una descrizione, tratto comune delle tre etichette, che è un una sorta di descrizione storico-organolettica della birra, che nella D-Day recita così:

“Con questa birra il Birrificio Decimoprimo segna il suo debutto nel panorama brassicolo italiano. Il birraio rende omaggio alla nazione con la storia brassicola forse più importante in assoluto. Ispirata alle India Pale Ale inglesi, la D-Day ricalca i canoni di questo stile, seppur con qualche digressione sul tema. Orzo distico italiano maltato in Italia e l'assenza di filtrazione, le conferiscono una colorazione leggermente ramata e opalescente. Un corpo medio ed il sapore maltato vanno a supportare una generosa luppolatura di luppoli inglesi e americani, conferendole un sostanziale bilanciamento dell’amaro che tuttavia indugia nel finale.”

La nostra seconda birra è una Belgian Ale aromatizzata da Saison. Il suo nome è Jouissance, “godimento” in francese, birra color oro di 6,5 % Vol., che è un’omaggio alle birre belghe e alla loro ricchezza aromatica. Etichetta molto sensuale raffigurante un opera di Edgar Degas, che così recita:
“La Jouissance è un omaggio alla ricchezza aromatica delle birre belghe ad alta fermentazione e al "godimento" che queste molto spesso suscitano in chi le beve. Ale speziata di ispirazione belga di un bel colore dorato e opalescente, presenta una schiuma ampia, bianca, cremosa e persistete. Al naso sprigiona subito un bellissimo mix rustico in cui convivono freschi sentori floreali e di frutta a pasta gialla (banana, maracuja, pesca), sentori di paglia, spezie (coriandolo) e una leggera pepatura che la rende molto vivace. Al gusto c'è una perfetta corrispondenza con l’aroma. Imbocco dolce di malto, corpo medio e vivace frizzantezza a cui fa seguito un amaro molto delicato, erbaceo, con note di scorza d'arancia amara.”

Infine la Karibu, quella più beverina, la birra della sete, ispirata alle Cream Ales americane punto di contatto, o contaminazione, tra le Lager e le Ales. Luppoli americani (Columbus, Centennial, Cascade e Amarillo), 5 % Vol. e una descrizione che non ha bisogno di aggiunte:

“Karibu, un “significante” perfetto per quello che rappresenta per noi questa birra. “Benvenuto” in lingua Swahili e sullo sfondo un Karibù, animale simbolo del nordamerica. Con questa birra il birraio da il benvenuto all'America e omaggia gli artigiani d'oltreoceano protagonisti, agli inizi degli anni 80, dell'entusiasmante movimento denominato "Renaissance". Una volta comuni negli Stati Uniti, in particolare nel Midwest, le Cream Ales rappresentano uno dei pochi stili di birra indigeni americani che sono sopravvissuti al proibizionismo. La scelta del lievito e il controllo della temperatura di fermentazione è forse il tratto più importante di questo stile. Vaghe note di malto, discreta dolcezza, colore... Pensata come una bevanda fresca, leggera e rinfrescante in una giornata calda.”

Non so se sono io, ma a me è venuta una grande sete ed una bella voglia di andare a fare un salto a Trinitapoli ad assaggiare le loro produzioni. Oltretutto mi fa molto piacere l'interesse nel comunicare anche certe informazioni di cultura birrarie a corredo delle note gustative. Non lo vedo molto in giro, almeno nel panorama meridionale, per cui per me è un punto a favore ed una bella strizzata d'occhio verso gli appassionati più esigenti ed incalliti.

Cheers!