Maltus Faber e Del Forte, esploriamole ancora


Completare o aumentare il numero di birre bevute riguardo lo stesso birrificio credo sia cosa buona e giusta, per concedersi altre indicazioni sulla mano del birraio, sulla filosofia e sulla produzione, nonchè sull'approccio con gli stili.
Così abbiamo passato in rassegna qualche altra birretta di birrifici che avevano avuto su noi una gran bella impressione e che invece a questo giro non sono andati alla grandissima.

Riprendo le redini dei commenti su Maltus Faber, birrificio genovese che parecchio ci aveva soddisfatti con Triple e Brune.
La prima di questo nuovo giro è la Blonde.
Bella schiuma, compatta  anche se non infinita.
Tuttavia si rivela in bocca monocorde con sorpresa, sia per l'olfatto spento e di bassa intensità che subito per l'impatto in bocca.
Birra buona, ma che fa fin troppo silenziosamente il suo compito. Non spicca di carattere nonostante conservi caratteristiche delle belgian blond, eccezion fatta per la secchezza, non pervenuta proprio per niente (vedi Triple).

La seconda a finire sotto il microscopio è la Amber Ale.
Storia simile per questa birra, che già dal colore non si dimostra per quello che viene descritta. Appare dorata carica, semmai è questo il suo colore, con un cappello di schiuma stavolta molto compatto che tiene benissimo.
Qui fanno capolino note agrumate del dry hopping, che risolvono un attimo la situazione e danno un po' di brio, ma giusto quanto basta a tornare con i piedi per terra ed annoiarsi nuovamente fino a fine bevuta.
Non che annoi solo il carattere, ma la non evoluzione del gusto al riscaldarsi ed un corpo molto ciccione, non dolce ma davvero tanto saziante.
Si badi bene che la noia non è dovuta agli stili in sè, ma proprio a queste interpretazioni.
Ci sono altre amber ale e blond decisamente più appaganti, giusto per essere chiari.
Tutti i tratti comuni a queste birre potrebbero agevolmente essere spiegati dall'utilizzo per queste birre di un unico lievito uguale per tutte, e che evidentemente crea un po' di ripetitività alle caratteristiche organolettiche.
Nulla da dire, ovviamente, sulla pulizia e sulla forma di queste birre, ma tutto il resto è difficile da non confessare.


La delusione un po' brucia, e allora cerchiamo riparo nell'unica birra del Birrificio del Forte che ci rimaneva in sospeso.
Si tratta de La Mancina, belgian ale pluri premiata da cui ci aspettavamo parecchio.
Siam caduti male anche con questa birra su cui confidavamo...
Gasatura alta, anche se al naso un carattere lievitoso indeciso e non definito viene sollevato da qualche nota anche qui floreale.
In bocca però è essenzialmente stanca, non emana grandi fragranze anzi conserva un carattere qui parecchio dolce, mielato più che maltato.
Insomma...ci aspettavamo grandi cose, ma non è andata benissimo.

Una rondine non fa primavera, sì sa.
Allor è meglio che eventuali giudizi d'ora in poi giungano almeno dopo la terza birra assaggiata...almeno abbiamo un altro buon motivo per fare beer hunting!

Cheers!