Che direzione per il movimento italiano?

In questo post tenterò di ordinare un po' di idee e mettere dei punti fermi a delle domande che ormai non so quanto tempo fa ho cominciato a pormi e che continuano a suscitare in me strane riflessioni.

Dunque, l'argomento è la cultura birraria italiana, non in senso lato ma in riferimento a ciò che si è costruito in questi anni ad opera degli stessi protagonisti, i birrai.

Forse il primo spunto mi venne quando sfogliando tra varie notizie ci fu una che parlava dei risultati del concorso European Beer Star 2012. Leggendo tra le categorie inizialmente non scorsi nulla di particolare, ma ad un passaggio più attento una delle grandi sorprese: in alcune categorie dedicate a stili tedeschi si piazza il birrificio Cervejaria Bamberg, birrificio brasiliano.
Le considerazioni che mi vennero furono diverse, dal supporre che effettivamente fosse in crescita il movimento brasiliano al capire cosa ci fosse in comune tra il Paese carioca e le affumicate a bassa fermentazione. Non ultima la domanda sulla tradizione che si stesse costruendo in Brasile.

Di casi come questi ce ne sono diversi. Un altro emblematico è quello della Spagna, movimento in forte crescita soprattutto nella zona di Barcellona come descritto e dettagliato da un report di Kuaska sul periodico di MoBI Movimentobirra.

A questo punto mi viene facile un ponte con l'Italia. Ciò che mi frulla in testa è che questi Paesi (Brasile, Spagna, Italia...anche Francia se vogliamo, altri casi evidenti non me ne vengono ma ci saranno) non hanno una cultura birraria nè una tradizione storica, ma nonostante ciò il fenomeno craft beer sta prendendo ed in modo clamoroso. A me sembra più un contagio modaiolo che qualcosa di più serio.

Mettiamo il caso della Spagna: da quanto si legge dal report di Kuaska, vanno per la maggiore stili americani di A-IPA ed APA, neanche a farlo apposta come in Italia.
Mentre leggendo questa intervista di Andrea Turco sul suo blog fatta al birraio di Cervejaria Bamberg, in Brasile ci si ispira a stili tedeschi, ad ingredienti locali ma anche a stili belgi.
In questi Paesi, quindi, cosa sta succedendo? Io credo siano ancora investiti (Italia compresa) dalla fase dell'emulazione.

La tradizione birraria ormai è globalizzata anch'essa, come tutto lo scibile umano è alla mercè di tutti. Ed i paradossi sono che in una categoria di stili tedeschi vinca un birrificio brasiliano e magari, per la categoria fermentazioni spontanee vinca una birra italiana.
A me non piace questo movimento caprone, dove un birrificio ha in portafoglio di 20-30 stili di birre ispirati alla Germania, al Belgio, all'Inghilterra ecc...
Non riesco a compiacermi di chi cerca di essere un tuttologo del brassare, dichiarandosi (indirettamente, sia chiaro...brassando, non proclamando) padrone di lieviti saison quanto di ceppi lager, di spezie svariate quanto di luppolature erbacee nobili.
Perchè non è emerso un filone nazionale?
Ah...già, la creatività...se avessi saputo che la risposta sarebbe stata questa non mi sarei neanche sprecato a sviscerare questi esempi.
In realtà in Italia, se proviamo ad allontanarci e vederci dall'esterno, si possono descrivere questi filoni:

-birre d'ispirazione belga...i nostri distributori in questi decenni fortunatamente ci hanno allattato a pane e Chimay
-birre d'ispirazione tedesca...ma solo nel nord Italia, per vicinanza geografica, con qualche eccezione
-birre d'ispirazione americana...questa è quella che tira di più, in tutte quelle salse che vedano i luppoli protagonisti, diciamocelo!
-birre del territorio...qui rientra la creatività saggia (mosto di vino) come quella "Disneyland" (questa mano può essere piuma o può essere fuoco, semicit.)
Le birre britanniche le fanno in pochi (Brewfist ed Elav esclusi), o se si fanno sono luppolate all'americana e rientrano in quella categoria secondo me.

Mettiamo il caso che io abbia ragione ad evidenziare che quella che sta sdoganando il buon bere e sta facendo avvicinare molta gente sia la categoria di birre d'ispirazione americana, ma allora mi viene un'altra domanda: stiamo interpretando le varie A-IPA e APA alla nostra maniera o le stiamo copiando e basta?
E occhio che gli americani non sono gli unici ad aver rielaborato stili nella storia, sono solo gli ultimi in ordine cronologico: le belgian pale ale erano una risposta allo spopolare delle pale ale inglesi, così come le belgian stout...di esempi ce ne sono tanti, la storia birraria ne è piena e non solo riguardo ai belgi.
A me non sembra ci sia tutta questa rielaborazione del concetto di American India Pale Ale se non una differenziazione al ribasso, con pochi esempi validissimi e tante passabili per il solo fatto di avere l'agrumato del Cascade dalla propria parte.

Ma perchè gli americani sono riusciti ad elaborare uno stile e farlo proprio, anzi, elaborare tanti stili e tirarne fuori una cosa completamente diversa? Le American Red Ale, le American Barleywine, American Wheat, Imperial India Pale Ale.
Potrei dire peste e corna di questi stili che non sono tra i miei preferiti, ma una cosa va detta: gli americani hanno costruito una loro propria identità pur non avendo tanta cultura alle spalle.
E lasciamo stare la questione degli immigrati europei, è stata sicuramente una miccia ma qualcosa ha bruciato davvero per costruire e diffondere questo movimento. Leggere il capitolo sulle birre americane su "Degustare le birre" di Randy Mosher per credere.

Dove voglio arrivare?
Non credo di saperlo bene, ma vorrei evidenziare che secondo me è inutile continuare a tirare latte dalla moda delle American IPA straluppolate. Ormai è un fenomeno che ha quasi venti anni...non so se mi spiego. Dovremmo cominciare a fidarci del buono che abbiamo costruito (uso il "noi" ma mi riferisco ai nostri birrai) per tracciare qualche direzione.
Ritorno a dire: non so come interpretare quei birrifici che si mostrano capaci su ogni fronte (raramente con ottimi risultati...vedi Birrificio del Ducato).
L'unica spiegazione che riesco a darmi prende in prestito qualche dinamica dal mondo dell'homebrewing. Tra l'altro recentemente si è dibattuto qui andando anche a toccare questi tasti.

Da birraio casalingo anch'io come tanti ho il bisogno ed il desiderio di confrontarmi su tanti stili: sulle saison come sulle pale ale, sulle dunkel come sulle pils, sulle weizen come sulle stout.
Ma si dovrebbe essere abbastanza intelligenti e padroni di se stessi per capire dove si riesce a dare il meglio per ottenere risultati sempre migliori nel corso del tempo e della pratica.
Perchè buttarsi a pesce su tutto se non si è in grado di esprimersi con un buon livello?
Forse questa grande copertura degli stili da parte dei birrai italiani viene da lontano, da questo mondo dell'homebrewing che anche in Italia come in USA è il responsabile della Reinassance.
Voglio precisare però: è bello avere tutta questa overdose di stili e birrifici, almeno per gli appassionati irrequieti e malati (in cui forse rientro): oggi come oggi non rinuncierei a questa diversità presente sul mercato, mi fa bene capire ancora e ancora le caratteristiche di stili classici. Io sono il primo a voler assaggiare come si è cimentato il Birrificio Tizio con la porter e Birrificio Caio con la blanche.
Ma può funzionare per sempre questa sperimentazione? Sarà utile per far conoscere a sempre più gente sempre più stili, non lo metto in dubbio...
Ma se si dovesse sentire un bisogno di identità, di ispirazione ad una cultura solamente, quale sarebbe questa identità e come verrebbe interpretata? Attualmente mi sembra si vada un po' a tentoni, alla cieca.

E poi: che significato ha bere ottime dubbel in Giappone come in Australia?
È globalizzazione della cultura o semplicemente l'indice dei progressi del locale (giapponese, australiano...italiano) movimento nazionale?

Forse gli stili belgi sono i più vicini, ma non so, è una mia sensazione...ma sono pochi i birrifici che si concentrano solo su quegli stili e costruiscono qualcosa di unico che sorpassa anche certi esempi fiamminghi o valloni (me ne vengono in mente pochi: Extraomnes, Settimo, Baladin...forse solo questi).

In questo turbinio di domande, dunque, ritorno al punto iniziale: ha senso che un birrificio di un "Paese emergente" superi in qualità uno di un "Paese di tradizione"? E se sì, è da favorire l'interpretazione/innovazione dello stile o la sua riproduzione?

Aiutatemi a capirci qualcosa...

Cheers!