Si spilla birra di qualità nei capoluoghi pugliesi?

Qualche anno fa nei primi post qui su questo blog mi avventurai nell'osservare la scena pugliese prendendo spunto da un articolo di Francesco Donato sul periodico Movimentobirra, commentando quello che, per sommi capi, c'era di interessante. Erano i primi vagiti di questo movimento in ottica "regionale".
A distanza di qualche anno qualche giro per la Puglia posso dire di averlo fatto più di una volta, per cui ora potrei provare a dare una spolverata al quadro generale.
In particolare, però, vorrei dare risalto alla situazione che si trova nei vari capoluoghi pugliesi in termini di locali, pub, birrerie, escludendo tutto quello che ruota intorno alla produzione e quindi ai birrifici.
Magari può non interessare il lettore non pugliese (credo pochi), ma ogni tanto mi concedo una visione appulo-centrica perchè vivendo qui non si può fare a meno di notare, valutare ed elaborare considerazioni personali.

Le province le hanno abolite, ok. Ma concediamo un ultimo momento di gloria ai capoluoghi come ombellico del circondario. In realtà ce ne sono di luoghi birrari che sorgono in centri minori, ma per questa volta proviamo a far finta che locali in provincia tipo Birrarium, Nincasi, Birreria Birranova ed altri non esistano per niente.
Questo perchè dai capoluoghi, essendo agglomerati più grandi e popolati rispetto ai centri del circondario, tutti si aspetterebbero una maggior concentrazione di offerta, una più alta percezione della qualità e un maggior recepimento del fenomeno birra artigianale.
Ma è davvero così dappertutto? Vediamoli uno per uno, in ordine sparso.



Brindisi
A parte la difficoltà oggettiva nel cercare ulteriori informazioni su google inserendo le parole "birra+brindisi", c'è da dire che ad offrire birra artigianale in città si pensa solamente Gruit, il brewpub che dal 2008 provvede a saziare la sete dei brindisini. Ad oggi non mi risulta ci sia nessun altro luogo di aggregazione per il birrofilo in erba nè tanto meno per quello che vuole coltivare questa passione.


Il brindisino medio sicuramente avrà stretto in tutti questi anni un legame abbastanza stretto con questo luogo, ma di certo per chi volesse cambiare musica ogni tanto non c'è null'altro.


Foggia
Il capoluogo più settentrionale è vero che, sulla carta, è quello più distante dal cuore della produzione birraria pugliese (come sappiamo, localizzata poco a nord e poco a sud di Bari e a Lecce), ma sempre guardando la cartina potrebbe essere quello più vicino al movimento laziale e a quello abruzzese, che tutto mi sembrano tranne che irrilevanti. A quanto pare questo non si sta dimostrando sufficiente a stimolare il nascere di luoghi di aggregazione dove si trovi buona birra artigianale, magari alla spina.


L'unica eccezione è arrivata circa un anno fa con l'apertura di Amarillo 34, il beer shop foggiano che da pochissime settimane si è dotato di un impianto di spillatura a 3 vie, di proprietà e quindi sostanzialmente slegato da logiche di fornitura esclusiva da parte di grandi distributori.
Una piccola speranza, seppur concreta, per i (forse ancora pochi) foggiani desiderosi di bere bene.


Trani
Dalla sesta (ex) provincia non possiamo nominare grandissimi esempi in materia di proposte artigianali. Se contiamo che a Barletta ha chiuso lo scorso anno il brewpub Il Birraio, uno dei primi pugliesi che dal 2003 si avventurò in produzione e mescita, e che nel frattempo poco altro si è sviluppato nè in questa città nè nell'adiacente Andria, bisogna ammettere che la sola a poter vantare qualcosa di rilevante è proprio Trani.


Il brio si deve essenzialmente ai due locali Tortuga e New Tipple, facenti capo ad un unico intraprendente gestore, in cui birre interessanti sicuramente non mancano: al New Tipple, aperto nella stagione fredda, ci concentra una selezione di bottiglie, mentre al Tortuga, aperto da primavera a fine estate, le bottiglie sono affiancate anche da birre alla spina. Anche qui la notizia fresca è che da quest'anno il Tortuga si è dotato di impianto di spillatura indipendente, a 7 vie. Per Trani ed il circondario potrebbe essere un motivo in più per avvicinarsi alla scoperta di prodotti diversi dai soliti dato che il proprietario Luca si presta molto spesso alla ricerca di birre di un certo carattere ed ancora sconosciute ai più.

Lecce
Parlare di birra a Lecce è quasi superfluo, mi viene da dire. Negli anni il movimento che c'è in città è diventato una realtà. Pochi giorni fa ho improvvisato un giro dei più promettenti locali che propongono birre artigianali, così come verificato lo scorso anno in un'altra incursione nel Salento. Devo dire che è la città pugliese dove ha più senso una pub crawl, ovvero una "passeggiata birraria a tappe" saltando di pub in pub per bere di tutto un po', con le dovute e necessarie pause.


Allo storico Prophet (12 vie) ormai si è affiancato l'Orient Express (5 vie), locale che si è riqualificato e riproposto in una veste un po' più giovane, anche e soprattutto nella proposta birraria. Da outsider negli scorsi anni, invece, sta diventando sempre più realtà il Bluebeat Bar (5 vie), localino appena fuori dal centro storico, che in spazi minimali ma accoglienti sta seguendo la scia dei primi due proponendo quasi solamente birre artigianali.
Questi tre locali non hanno un vero impianto di proprietà, c'è da dire, ma sono la dimostrazione che i margini per scegliere prodotti di un certo livello, relegando birre commerciali a poche o ad una sola via del bancone per "tenere in vita" il comodato dell'impianto stesso, ci sono e la via seguita è possibile.
C'è da citare anche Birsciòp, uno dei primi beer shop pugliesi, che può vantare un'interessantissima selezione in bottiglia e talvolta anche in fusto (qui 3 vie al bancone).
Durante questa serata, in cui ho avuto il grande piacere di essere seguito da altri nove appassionati compagni di bevute, sostando un paio d'ore per locale abbiamo avuto modo di bere birre (anche appena commercializzate) attualmente rintracciabili solo in festival o online in bottiglia: Kiss Me Lipsia, Suprema Ratio (Ducato), Bionic IPA (Brewfist), Seta Special (Rurale), Nigredo (Italiano) senza contare birre in bottiglia come Gueuze (3 Fonteinen), Puncheon, Merica (Praire), Salty Angel (Toccalmatto).


Non mi risulta che una tale offerta abbia eguali negli altri capoluoghi, anzi nel meridione direi che si possono contare sulle dita di una sola mano le città dove c'è una rotazione di birre simile e dove i locali lavorano sinergicamente insieme per non essere ridondanti nell'offerta, dividendosi le novità a vicenda e facendo gruppo come avviene proprio a Lecce.
E assistere agli stessi publican che ti si accodano nella pub crawl non può che esserne la dimostrazione lampante.
"Sono innamorato nello stesso modo di entrambe i lati del banco" (cit.).

Taranto
Ebbene sì, neanche la città dei due mari è rimasta indifferente al crescente interesse per la birra artigianale. Se fino allo scorso anno regnava la calma piatta, da pochi mesi ci ha pensato il Tabir a solleticare l'interesse dei tarantini. Il locale si trova in una zona centrale della città e dispone di un impianto ad 8 vie, anche qui indipendente. Alla spina in questi mesi si sono alternati sia birre pugliesi che nazionali e non, con un occhio di riguardo verso la Baviera e la Franconia (Mahr's, St. Georgen). Paradossalmente, quindi, uno dei locali interessanti più giovani in termini di tempi di apertura si presenta già meglio di altri più longevi e che godono di ben più alta considerazione altrove ma che, in fin dei conti, fanno ben poco per portare alle spine prodotti interessanti, nuovi e meritevoli.


Il Tabir mi sembra davvero un bel luogo: qualche giorno fa ci sono stato e finalmente ho potuto respirarne l'atmosfera. Non mancano neppure interessanti proposte in bottiglia ed il clima è assolutamente giovanile e scanzonato. I presupposti per un bel successo, in vista anche dell'imminente stagione estiva, direi che ci sono.

Bari
Dal capoluogo di regione ci si aspetterebbe ben altra cosa: in proporzione il numero di abitanti, la posizione geografica e qualche comodità logistica in più avrebbero dovuto giocare un ruolo importante in questi anni. Invece a spiccare non ci vedo moltissimo e quello che è nato in questi ultimi tempi non direi abbia fatto fare un salto di qualità vero e proprio alla città.
Lo storico Windigo, che ha da poco superato il traguardo dei 10 anni di attività, si consolida con la sua offerta di birre belghe molto vicina ad un approccio commerciale, con qualche eccezione di birre italiane in bottiglia.
Da un paio d'anni è attivo anche Fermento, beer shop dal simile approccio con un banco spine di 3 vie su cui l'artigianale si affaccia seppur non con la prorompenza dei prodotti che anche il panorama italiano può offrire. In bottiglia invece qualcosa in più si presenta, spesso dall'Italia.
Circa un anno fa invece nasceva Eataly con annessa birreria e banco spine a 10 vie. Gli accordi commerciali, però, credo influiscano parecchio dal momento che ci si può far spillare solamente le birre della già citata Birreria Eataly Bari, Borgo, Baladin e praticamente nient'altro tranne in occasione di eventi. In bottiglia invece l'offerta c'è e non è limitata solo a questi nomi, ma bisogna anche sapersi orientare e sapere già quello che si cerca per evitare di perdersi tra le corsie dell'area birra.


Da qualche mese, invece, è in attività Hop!, un locale in zona alquanto centrale che può vantare la bellezza di un impianto spine da 15 vie. Non indipendente. La gioia va ridimensionata non appena ci si ritrova di fronte ai nomi delle birre, ahimè quasi tutte commerciali prettamente belghe, con qualche barlume italiano ed americano. Con una tale estensione del bancone ritengo non fosse così poco sensato auspicare apparizioni meno rare di prodotti non commerciali, ma il punto è un altro: la mancata indipendenza dell'impianto, e quindi il legame con il principale distributore in città ed in Puglia, non rendono possibile questo scenario, per cui credo proprio che la potenza di fuoco di un impianto spine a doppia cifra si trovi ad essere inevitabilmente vanificata da questa scelta. A mio parere è un grande peccato, ma come in ogni contesto bisogna sempre capire le reali intenzioni di chi è dall'altra parte del bancone e quanta volontà c'è di portare vera qualità nel bicchiere.


Di imminente apertura sono invece ben due locali. Il primo è il Bilabì, brewpub di cui accennavo qualche giorno fa, che nei pressi del Politecnico potrebbe davvero coinvolgere la clientela più giovane con le artigianali di sua produzione. A giorni dovrei recarmi a dare un'occhiata nel locale e saprò dire di più, ma ho il presentimento che qualcosa di buono dovrebbe venir fuori.
Terza ed ultima apertura per ora intercettata sarà quella del Windigo Summer. Si dovrebbe trattare della location estiva dello storico locale Windigo, e tutto fa pensare che si alternerà al "pub maggiore" solo durante i mesi estivi. Dalle prime immagini social pare che il bancone sarà dotato di 4 vie: non è dato sapere cosa ospiteranno in futuro ma esordirà con classici belgi da grande distribuzione, da quanto si apprende. Dimenticavo di sottolineare la collocazione: si trova in Piazza Mercantile, ovvero il cuore della movida barese. Mi congratulo per la scelta della location, anche se a dire il vero dovrebbe stupire ancor di più pensare come nessuno prima d'ora abbia programmato di sfruttare l'altissima affluenza di quella zona per assicurarsi alti consumi, quindi veloci rotazioni di fusti, e così sfondare con birre artigianali. Chissà se questa sarà l'intenzione alla base del progetto: voglio sperarlo con tutto il cuore per i baresi, perchè se così non fosse sarebbe un'altra occasione persa per la birra di qualità e per la città stessa.

Matera (bonus track)
Quasi quasi la includerei in questa panoramica: benchè al di là dei confini regionali, la città è alquanto vicina al nostro movimento. E' sicuramente apprezzabile lo sforzo del publican Gaetano del Groove, che da qualche anno al suo impianto di proprietà fa ruotare sia birre pugliesi che prodotti nazionali ed europei, cercando di spezzare le abitudini "dure a morire" del consumatore medio e del dominio del suddetto principale distributore che di certo non si sforza di far compiere neppure alla città lucana un salto in avanti in termini di qualità.


La città sta rispondendo con un'inerzia oserei dire quasi prevedibile, ma credo e spero che alla lunga l'impegno e la convinzione del Groove nel proporre ottime birre riceveranno la giusta considerazione ed un adeguato apprezzamento.

A questo punto qualche conclusione è necessaria.
Oddio...mica tanto necessaria. Per chi si trovasse a giudicare questo panorama da fuori è piuttosto facile capire che non ci sono così tanti motivi per cui gioire.
Ciò che appare evidente è la mancanza di volontà di fare passi in avanti verso l'indipendenza rispetto ai maggiori distributori. Qualsiasi locale di nuova apertura dovrebbe riflettere sul fatto che l'iniziale costo di un impianto di proprietà ripagherà in termini di maggiori margini, maggiore interesse della clientela, maggiore visibilità e contemporaneità riguardo al concetto di pub, che non può più essere quello di 10-20 anni fa, legato ai soliti marchi commerciali o ai soliti distributori. Certo, poi ci dovrebbe essere una persona che di fusti, conservazione, servizio se ne intenda, e che magari venga da un recente passato da appassionato di vera birra di qualità (non vale chi ha fatto una visita in Belgio da Palm, in Irlanda alla Guinness o sia andato una volta all'Oktoberfest...non vi illudete!).


Con questo j'accuse mi riferisco soprattutto alla città di Bari: non che altrove questo gap non ci sia, anzi l'ho documentato. Ma mi sembra davvero paradossale che una città con un potenziale bacino d'utenza elevato e con così tanti tra birrifici e beer firm nei dintorni non sia stata in grado di uscire da un letargo decennale.
Gli stessi produttori pugliesi fanno fatica a trovare adeguati spazi in città. O meglio, in bottiglia l'artigianale viaggia ma è il fusto il punto dolente. Quel fusto su cui non tutti i birrai puntavano in passato ma che ora sta necessariamente diventando importante perchè sono quei consumi a fare la differenza e a fare i numeri. E con una certa soddisfazione posso dire di sostenere questa filosofia da tempo e di aver trovato conferma nel tempo e nei fatti. Per chi rifiuta ancora di credere a questo, consiglio di farsi un giro tra i birrifici pugliesi e di interrogare i birrai: la risposta non sarà così diversa da questa mia interpretazione.

Affianco alla questione dell'indipendenza bisogna accostarne almeno un altro paio: rotazione e ricerca dei prodotti. Non si può più pensare di destare interesse e trovare seguito proponendo birre commerciali le cui scarse caratteristiche qualitative stanno diventando avvertibili da una platea sempre più ampia. Attraverso social, blog, forum e web in generale non ci vuole poi così tanto ad informarsi sugli ultimi prodotti, su stili birrari più apprezzati attualmente, su chicche locali o nazionali da poter sottoporre alla curiosità dei consumatori. Non mi sembra di notare in città come Brindisi, Bari e Foggia grande volontà di impegnarsi in questo senso, e non credo di sbagliarmi altrimenti da maniaco di birra artigianale non sarei stato "costretto" a spostarmi fino a Lecce per bere qualcosa di cui avevo ultimamente solo sentito e mai gustato in queste città.
Piuttosto mi fa strano che ancora si debba dirlo, che ancora si debba mettere l'accento su questi punti chiave che in tutta Italia (per non parlare del resto del mondo) si stanno rivelando punti fermi e pietra angolare che ha costruito questo intero movimento.

La birra artigianale in Italia ha compiuto 18 anni poco fa, è praticamente adulta ed i pub indipendenti sono una realtà in molte località del centro-nord.
In Puglia siamo forse in fase di pubertà.
E allora, ammesso che sia così, a quando lo sviluppo di veri attributi?

Cheers!