Praga val sempre un giro. Spettacolarità della città a parte, è sempre piena di tantissimi posti dove bere e molti dove bere davvero bene.
Negli ultimi anni la scena ceca si è molto evoluta, con nuove aperture a ritmo incessante e tanti cambiamenti al timone produttivo delle pivovar. Ho cercato di raccontarlo molte volte, qui ci sono tutti i miei report. Per questo, nonostante il livello sia mediamente cresciuto nell'ultimo decennio, si assiste spesso a qualche clamoroso tonfo di birrifici storici o ormai affermati, mentre alcuni outsider talvolta meritano di essere abilitati tra i nomi delle grandi bevute.
Per questo, se si vuol stare al passo, occorre in ogni contesto tenersi aggiornati tornando dai soliti noti ma anche affrontando qualche rischio con i nuovi o con birrifici meno centrali e più difficili da raggiungere.
Ma è questo anche il bello di ciò che prima si chiamava "beer hunting".
Occorre specificare qualche dettaglio, ovvero che una delle pivovar più centrali e frequentate a Praga è U Tří růží, storico produttore con locale proprio di fronte ad un altro celebre luogo, U Zlatého Tygra. U Tří růží ha da molti anni un locale "gemello", ovvero una birreria dove venivano offerte le stesse birre ma in un altro punto strategico della città. La situazione è cambiata un paio di anni fa, quando anche questo secondo locale in zona Malostranska, che si chiama Vojanův dvůr, si è dotato di impianto di produzione e fermentatori, diventando un produttore indipendente.
L'impianto ci viene mostrato su gentile concessione di un magazziniere: molto piccolo ma con un bell'odore di pulito, molto ordinato, è decisamente un buon segno.
Con molta probabilità ci sono comunque legami commerciali tra i due, dato che alcuni aspetti di grafica e di offerta culinaria coincidono. Ma non coincide più l'offerta birraria e anche la stessa pivovar "madre" U Tří růží ha apportato cambiamenti. Il principale è la scomparsa della tradizionale tmavè, una delle migliori su Praga, e la sua sostituzione con una stout (in foto). Qualcosa che racconta molto della tendenza di andare incontro ai gusti di un pubblico più giovane e internazionale, proponendo una birra di più immediata presentazione, almeno linguistica (nei fatti poi resta una scura mediamente alcolica).
Di contro, possiamo invece assistere alla permanenza di tmave e polotmavè da Vojanův dvůr in carta birre e alla comparsa di una svetly lezak, chiara che invece U Tří růží non ha mai prodotto.
Scendendo nel particolare della Malostranský ležák, si tratta anche di una birra eccellente. È una svelty lezak da 12° (plato) con un aroma davvero molto intenso, con note classiche di impasto madre, cereale, senza carattere mielato ma delicata. Altre importanti note olfattive vanno a pescare sul fronte balsamico, specialmente con timo ma anche menta. Poi arriva un bel fronte floreale, con quel tipico geranio dei luppoli cechi. Qualcosa di davvero complesso e di impatto, su cui poi si inserisce un maltato deciso ma che non arriva mai a sfondare sul miele. Una birra davvero ottima, ideale per chi vuol comprendere cosa sia una birra ceca di qualità, senza un apporto luppolato sfacciatamente fruttato come altre interpretazioni. Non mi è bastata berla una volta ma sono tornato nei giorni successivi ancora e ancora per capirla meglio e godermela. Gran bella sorpresa che vale la pena.
Cambiamo decisamente zona e genere di locale, andando nel moderno quartiere Florenc. Sembra quasi di essere in un'altra città con qualche edificio dall'architettura moderna e surrealista. Una zona di hotel e boutique di lusso, dove si innesta una pivovar modernissima già nell'aspetto, nell'arredamento e negli spazi. Si tratta di Fuze, un locale dove regnano colori scuri e neon, tavoli eleganti e ristorazione importante, ma dove c'è anche un impianto in bella vista appena entrati. In rame come tanti impianti cechi, ma le pareti sono trasparenti, immagino in plexiglass o qualcosa di simile. Sembrerebbe quasi una trovata su due piedi, ma questo significa che quando c'è una cotta si può osservare l'ammostamento e la bollitura, i cambiamenti nella limpidezza e ovviamente il colore, perciò intuire che tipo di birra è in produzione. Non un dettaglio di poco conto a livello comunicativo.
Lasciando spazio alle birre, ero venuto qui per bere la tmavè che avevo letto fosse davvero molto buona. Sfortunatamente mi sono trovato tra una produzione e l'altra e non era presente alle spine, al suo posto una FUZEnáč Polotmavý 13 rauch davvero niente male, nulla da invidiare a interpretazioni simili tipiche di Bamberga (vedi Krausen di Schlenkerla). One shot a parte (producono ovviamente anche IPA e simili), prendola le chiare. La 10° DisFUZE è molto buona, ha un aroma molto ricco, sembra avere note di agrumato su tutte ed è molto pulita e facilissima da bere. Molto bene anche la 12° TransFUZE 12, ovviamente molto più maltata e un po' scarica in aroma, come è naturale che sia nel confronto. Entrambe sembrano molto buone, molto meglio di quanto potessero essere le aspettative su un posto apparentemente ingessato ma che fa della tradizione una pietra inamovibile nonostante il carico di modernità. Mi ha insegnato che è possibile un connubio tra le due anime della città, senza che si scenda troppo a compromessi, facendo risaltare questo contrasto invece che nasconderlo. Per me locale promosso senza dubbio.
Altro posto in cui ero stato solo di passaggio ma che merita decisamente una menzione è Matuska Automat. Un locale nato con un piccolissimo impianto e l'idea di produrre e far produrre birra a chiunque tra homebrewers e curiosi, mettendola poi alle spine del locale. In Italia qualcosa di simile è Personal Brewery a Milano, che però non ha una mescita come questo, che anzi ha due pieni di tavoli, sedute, panche e un ambiente molto giovane fatto di luci, acciaio e musica.
Sono tante le birre alle spine, con un bellissimo bancone di vie d'acciaio intrecciate tra loro. Provo tra tutte la Desitka 10°, molto pulita e limpida, ottima bevuta, che mi sembra però molto più simile a un'interpretazione tedesca di pils, nonostante qualche accenno di pepe e agrume in aroma.
Provo anche la 12° Broumy, invece molto molto maltata, quasi una heller bock con poco aroma di luppolo e molto di miele.
Il posto offre molto, starci è davvero piacevole ed è a un passo dalle fermate di metro e bus di Hradčanská. Scopro solo tornato a casa che ne esiste anche una seconda nuovissima sede sempre nel quartiere Vinohrad.
Tocca ora spostarsi un po' fuori città.
Prima la tappa da Černokostelecký, qui già documentata. Poi si va 40km a sud-ovest di Praga per fermarsi nel paesino dive ha sede l'omonima pivovar Řevnice. Si arriva in stazione con un treno comodo e poche centinaia di metri dopo quella che era l'ex stazione si mostra come birrificio e birreria, punto imprescindibile del villaggio. Al piano inferiore c'è il locale, tutto in legno chiaro con quadri moderni di artisti locali appesi alle pareti, aperto fin dalle prime ore del mattino, mentre in soffitta altri tavoli ma soprattutto il birrificio: piccolo, con il classico impianto a vista e una serie di stanzette ognuna con fermentatori o tini per scaldare o raffreddare l'acqua, gentilmente mostratici anche qua.
La birre sono presenti anche in PET nei frigoriferi, ma ovviamente ci concediamo quelle alla spina, le classiche due chiare di diversa gradazione e finalmente una tmavè.
La Řevnická 10 ha un aroma ricco di agrumato, soprattutto di limone, ma ha anche un apporto erbaceo. In bocca sembra molto leggera, con una pulizia particolare e una quasi assenza di sapidità. Davvero molto scorrevole. L'amaro non è scarso, anzi, è basso ma lungo.
La Řevnická 12 sembra avere un filo di luppolo in meno in aroma, ma la parte maltata pur essendoci non è così maggiore rispetto alla sorella minore. Anche qui grande bevibilità e nitidezza dei sapori.
La tmavè 11 Brazilské Panstvo, poi, si scopre in aroma con un bell'aroma di caffè in chicchi, per mostrarsi anch'essa in bocca molto pulita, molto precisa nei sapori ancora di caffè in chicchi, senza alcuna sapidità nè spigoli di alcun tipo. Scopro solo in occasione di questo post che è realizzata con caffè in chicchi brasiliano e limone...non lo avrei mai detto ma qualcosa il naso l'aveva immaginato.
Tutto porta a pensare che l'acqua utilizzata sia molto dolce, scarica quindi di sali che accentuano le percezioni maltate o luppolate. Una sensazione trovata anche bevendo le birre di Hostomice nel magico locale praghese Nalevarna Hostomicka (vedi precedenti post su Praga) e che ritrovo in tutte e tre le produzioni. Non ho avuto modo di confutare questa ipotesi con nessuno della produzione di Řevnice, essendo domenica, ma il mio è più di un sospetto. Le birre sono diverse da quelle che si trovano mediamente in giro per Praga, ma meritano decisamente anche queste per l'ottimo risultato finale.
In una zona non molto distante, avvicinandosi a soli 25 km da Praga, sono stato a far visita anche a Horymír. Il birrificio ha avuto numerosi presi nel vari concorsi pro negli ultimi anni e quindi meritava un assaggio, quanto meno. Il villaggio non è bucolico come altri nè la location al di sotto di una abitazione cittadina, ma basta il fiumiciattolo laterale per dare una dimensione provinciale. L'interno è somigliante più a un locale di passaggio, con una sala giochi nel retro ma il birrificio si vede bene attraverso un vetro.
La loro Horymír 11° è davvero un trionfo: erbaceo molto intenso, accenni di frutta a polpa gialla, molto luppolata quindi in aroma e forse fin troppo per lo stile, ma l'effetto è ottimo. In bocca il miele contribuisce poco ma la birra è secca, amara il giusto e molto veloce. Si beve che è un gran piacere e fa quasi strano ritrovarsi questo impatto luppolato in un contesto da bar qualsiasi.
La Horymír 13° ha tutt'altro carattere ed era prevedibile: la parte maltata è molto forte, a tratti contributo di caramello ma anche di esteri come mela cotogna e mela cotta. Questo non toglie nulla alla fattura che sembra buona anche in questo caso, riuscendo a collocarsi nella fascia di una Pilsner Urquell a livello stilistico ma con una realizzazione decisamente craft.
Forse vale meno la pena di Řevnice come trasferta ma è un punto di vista soltanto, perchè le birre meritano e sono completamente imparagonabili, forse il luogo non ha un'atmosfera che trasmette molto calore, a voler trovare un difetto.
Una novità in negativo, o quanto meno non molto positiva, è quella di Brevnovsky pivovar. Il celebre monastero con produzione di birra che si trova oltre la collina di Petrin e oltre il castello di Praga non lo avevo mai visitato, solo bevuto al volo. Questa volta ho voluto non solo andare a bere e mangiare alla locanda, passando anche dalla birreria attigua, ma anche visitare il birrificio. Mi sono accorto, però, che quello che viene decantato come storico birrificio, effettivamente attivo dall'anno 993 seppur con pause e chiusure, ora non è altro che un birrificio molto simile a un craft italiano di piccole dimensioni: impianto in rame a parte, tutto sembra in acciaio e moderno. Nell'impianto non c'è nulla di originale, se non un'area museale con numerosi oggetti e testimonianze del passato, che forse interessano chi della birra non conosce ancora nulla ma non hanno stupito molto me.
Parlando delle birre, il servizio è stato cattivo, con una birra servita quasi sgasata, oltre che in un bicchiere poco tradizionale, con evidenti difetti di ossidazione, per cui sono risultate cattive sia la Benedict Světlý ležák 12% che la Benedict Tmavý ležák 11%. Peccato davvero, il posto è molto bello e meriterebbe un trattamento meno approssimativo, meno turistico, più incentrato sulla qualità e sulla tradizione.
Queste le novità.
Ma bisogna anche nominare i porti sicuri dove andare a bere bene è una certezza, dove non si cerca di capire la fattura delle birre ma si va praticamente a colpo sicuro. Impossibile farsi mancare posti del genere quando si ha qualche giorno in più a disposizione, perchè rappresentano ormai quello che vuol dire bere una birra a Praga.
Posso nominare sicuramente Bašta e la splendida Světlý Kroužkův ležák 12°, tradizionale come dio comanda, con aromi di geranio e crosta di pane nel migliore dei connubi luppolo-lievito. Il posto è sempre dannatamente verace, con tavoli tra corridoi e salette storiche di un birrificio di quartiere senza fronzoli.
Impossibile non citare anche Kbelský, che seppur lontano è davvero una garanzia: andare a bere nell'enorme e comodissimo locale ristorante è un relax unico, specie se si abbinano le loro birre ineccepibili. La 11 pocestných ha davvero un bell'aroma erbaceo molto leggero, con il solito floreale di geranio e un amaro presente ma mai eccessivo durante il tempo di bevuta. Anche la 12 pilotů è ottima, un fili più dolce anch'essa ma molto equilibrata e con un finale leggermente amaro ma abbastanza lungo. Un birrificio molto sottovalutato, di grandissima qualità e il cui potenziale forse non è ancora stato conosciuto.
Una capatina da Vinohradský è sempre d'obbligo, specie quando si è molto vicini. Il quartiere è uno dei più comodi e vivibili quando si sosta in città e offre tanto da bere. Nel birrificio più rappresentativo della scena ho bevuto la Vinohradská 12 Non-Alcoholic, oltre alle classiche Vinohradská 11 e Vinohradská 12. Mi è sembrata un bel prodotto, sicuramente al primo sorso sembra la versione analcolica di qualcosa, ma la tecnica di dealcolazione rispetto alla 12 ha dato i suoi frutti, facendola risultare non una bevanda eccessivamente zuccherina ma qualcosa di composto, pulito, con la sua schiuma e il suo minimo corpo. Insomma, qualcosa che sono riuscito a bere con grande gusto invece che a ingoiare con tristezza come per altre analcoliche.
Le bevute più di pancia le ho fatte forse da Bubenec, con la Bubenečský ležák 11° assolutamente sugli scudi. Luppolata sì ma con un occhio alla tradizione, con un mix tra erbaceo e fruttato irresistibile e sotto un corpo non indifferente su sapori di miele e crosta di pane. Una delle birre più buone mai bevute a Praga, chiaramente di ispirazione più moderne (pur non sfociando in IPL o sottostili simili), paragonabile forse solo a quelle di Prokopak (vedi post passati su Praga). Una birra davvero sensazionale, da considerare per quello che è nel solco dei gusti attuali in termini di luppolo, ma pur sempre eccezionale.
Infine una conferma anche da Dva Kohouti, dove la location e il contorno di luogo di aggregazione giovanile sono un valore aggiunto in più alla loro ottima Místní pivo 12°, pulita e precisa, poco tradizionale ma anche poco sfacciata, nell'intento di piacere proprio a tutti e pur sempre con un piglio tutto sul profilo maltato.
Infine nota di merito anche per un locale con birre Dalesice (gran birrificio, visitato qualche anno fa), splendide Dalešická jedenáctka 11 e Hořká 12 soprattutto, e con un'ottima cucina (perfino segnalati in guida Michelin quest'anno), ovvero il Vycep, sempre in zona Vinohrad.
È stato sicuramente impegnativo anche stavolta, ma appagante: girare tanti locali può sembrare sfiancante, ma si ha davvero modo di comprendere quello che succede in città, come sta sopravvivendo la tradizione e che vie sta cercando anche per modernizzarsi senza perdere l'anima.
Concludendo, ci sono ottimi innesti che potrebbero finire in un "best of" della città, ovvero di quei locali che abbiamo anche consigliato nella guida Birra a Praga (la si trova qui), qualcosa che rientrerebbe con merito in quel libro (Fuze, Řevnice, Vojanův dvůr) e qualcosa che forse meriterebbe di uscire (U Tří růží)
Arrivederci Praga!
bellissimo complimenti..... mi viene voglia di ripartire.
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