Brno tra pivovar e pivnice: Efi, U Tomana, Harry e altri

Partecipare al Czech Brew Star in giuria è l'occasione per tornare a Brno.
È stata un'esperienza complessa, non facile giudicare per tutta la mattina e il pomeriggio e districarsi tra lager ceche di ogni gradazione e ogni colorazione fino alle scure tmavè.



Ci ero stato 8 anni fa, tra l'altro sempre per fare da giudice ad un concorso ma di homebrewing.
Nei successivi giorni in giro per la città avevo bevuto qualcosa di buono e qualcosa di meno buono.
Ricordo un brewpub in particolare, uno dei più antichi di tutta la Cechia, ovvero il Pegas, la cui qualità delle birre mi aveva deluso davvero di tanto. Questo mi portò anche a spostarmi nei dintorni, scoprendo poi altre bellissime realtà come Slavkovsky, Dalesice, Herman.

Diciamo subito che è andata decisamente meglio, anche se è una città in cui tocca davvero andarsi a cercare dove bere bene perchè non è detto che si sia sempre così fortunati.

Parto con le birre di Efi, una realtà "multitasking" avendo nello stesso business hotel, spa, ristoranti, birrificio e birreria. La sede principale ha un ampio locale in legno molto scuro, con uno stile molto informale e in fondo è visibile il birrificio. Ha anche altri locali in zona più centrale ed è lì che sono riuscito a bere qualcosa.


Ho preso una 12 Dvanáctka che mi ha trasmesso molto poco: presentazione in boccale un po' anonimo, aromi poco intensi, maltato poco espressivo e una bevuta senza alcun tipo di carattere ceco. Un po' deludente, senza particolari difetti ma lontana dall'essere un capolavoro.
Altra birra assaggiata è stata la 8 Osmička, una birra che sarebbe una versione primaverile di lager ceca, per come viene quasi sempre intesa. Invece senza particolari segnalazioni in menù, alla spina o dal personale, mi ritrovo una botta di fruttato molto moderno che accosta questa birra forse a una IPL molto leggera. Non quello che mi aspettavo, purtropp
o.


Tappa centralissima e imprescindibile è sicuramente la pivovar U Tomana. Nella centralissima piazza namesti Svobody si entra e si comprende subito dall'impianto al lato della seconda stanza che qui si produce birra. Il posto è alquanto accogliente, un po' tradizionale ma anche molto attuale nell'aspetto. 



La Tomanova 12° trasmette sapori mediamente intensi di cereale e miele, con un particolare tostato nocciolato nel finale che da una chiara così non ci si aspetta.
A differenza di quanto atteso, la Emanuelova 10° più leggera è anche più scura, più carica sia a livello cromatico che per le sensazioni di crosta di pane e tostato che rilascia, chiaramente su un corpo più leggero.



La tmave è Otakarova 11%, non sembra particolarmente ricca di sapori di cacao e caffè ma essendo leggera ci sta, al di là di questo mi ha soddisfatto il giusto.
Una produzione di buon livello sicuramente, probabilmente non eccelsa ma migliore di Efi senza dubbio. Curioso che anche qui il bicchiere impiegato sia diverso dal classico boccale panciuto. Poco male.

Un altro brewpub da visitare è sicuramente Harry. L'ambiente è industrial, con piccole sale al piano terra e un ampio salone al piano inferiore. Curiosa la location, con mattoni a vista, tavoli e panche ovunque, perfino una gradinata, il banco spillatura centrale con sopra alcuni tank di spillatura, collegati al birrificio locato su un fianco, con vetrina e un ambiente separato da quello di consumo.
Sembra un luogo dove si avvicendano IPA e luppolate varie, e invece no: dominano le lager di stampo classico con poche incursioni moderne, per fortuna.




In realtà si comincia con Born, una 11 che presenta un leggero diacetile: non è lampante e forse è dovuto a condizioni di spillatura, in quanto altri bicchieri da cui ho annusato non hanno avuto lo stesso problema. Non saprei, ma diciamo che questa birra non mi ha proprio fatto cominciare bene.
Totalmente diversa l'impressione avuta con la Jarošovský Matúš 12%, davvero eccezionale: aromi erbacei delicati, leggero cereale, un corpo pieno e davvero intenso nei toni maltati dalla crosta di pane alla mela cotogna. Una birra che sembra sul modello delle maggiori bevute ceche (quindi stampo Pilsner Urquell) ma con un grandissimo carattere e tanta intensità. Ottima davvero. 
Per niente inferiore è la Blek, tmave 12: molto caffettosa e ricca, con aromi intensi di caffè espresso, un corpo pieno, un giusto sostegno di caramello in bocca. Una birra davvero molto molto buona, soprattutto nel confronto con la corrispettiva di U Tomana evidenza di essere decisamente una spanna sopra.


Durante la breve visita del birrificio il birraio ci racconta che il progetto è nato nei mesi di emergenza covid del 2020 e che la produzione sarebbe dovuta essere distante dal locale di mescita, ma che successivamente a ripensamenti necessari il birrificio ha occupato una piccola ala del locale (secondo me è sempre un'ottima scelta), ma che per esigenze di volumi la 12 viene prodotta fuori presso il birrificio Jarošovský pivovar, molto distante da Brno. Davvero una grande birra.


La scena di Brno è molto intrisa di birrerie, spesso senza una produzione dietro. Parliamo quindi di pivnice (birrerie generiche) e non di pivovar (birrifici quasi sempre con mescita:. Non è per niente la stessa cosa, come abbiamo cercato di raccontare nei capitoli introduttivi del libro Birra a Praga (lo si trova qui).
Il centro città è abbastanza raccolto rispetto a Praga (non c'è quasi confronto) e sono tanti i locali che dalle prime ore del pomeriggio si riempiono di bevitori.

Uno dei posti che mi piace molto frequentare in giro in Repubblica Ceca sono le birrerie Lokal. È un franchising di luoghi presenti nelle maggiori città, di cui ho parlato quando sono tornato a Plzen (leggi qui) e che si distingue per semplicità e qualità delle birre, seppur industriali. Grande bancone in acciaio con ottima cura dei bicchieri e della loro pulizia e alla spina soprattutto Kozel e Pilsner Urquell. Per rendere la cosa interessante, mi piace sempre provare la loro versione di Řezané, blend tra Pilsner Urquell e Kozel Černý. Nessuna delle due stona, entrambe si fanno bere molto bene ed è piacevole sorseggiarle una dopo l'altra appena viene raggiunta la metà del bicchiere. Non è affatto una cattiva esperienza, anzi, devo confessare che mi soddisfa sempre.


Oltre a Ochutnavkova che avevo già frequentato la scorsa volta a Brno, c'è tra questi anche Výčep Na Stojáka, che nonostante sia abbia alle spine Starobrno (birrificio cittadino industriale, il colosso della Moravia) e altri grossi nomi risulta sempre affollato.

Un locale di simile impostazione per l'offerta di birre ma molto più affascinante è Pivarium. La sua particolarità è la presenza di una sorta di pulpito in legno, un ambone o qualcosa del genere, retaggio delle vecchie taverne di un tempo e sicuramente un elemento architettonico interessante da preservare. Peccato che l'offerta birraria non invogli molto a restare a bere qualcosa.


Qualcosa di affascinante si trova anche nel locale Stopkova Plzeňská Pivnice, con arredi in legno tipici e perfino un finestrone gotico in vetro in un'area interna visibile da alcuni angoli del locale. Molto bello starci, la Pilsner Urquell spillata sembra molto buona e senza alcun difetto di diacetile per cui è da segnare per una visita e per mangiarci.


Ancora molta Pilsner Urquell ma in un nuovo locale da segnalare e merita davvero almeno l'ingresso. È Pivní palác u vodičků, che dall'esterno sembra la hall di un hotel e forse fino a pochissimo tempo fa lo è stato, mentre dentro è una birreria molto elegante. Pende dall'alto un candelabro scintillante fatto di tantissimi boccali di vetro, specchi e legno chiaro circondano ogni angolo, le spine sembrano quasi ricoperte d'oro per quanto brillano, perfino la grafica dei bolli spina è chic, senza i colori sgargianti del marketing. Poi ci sono le classiche birre industriali, ma la gente sembra badare pochissimo a questo fattore. Qui si beve a prescindere, a volte senza badare eccessivamente alla qualità ma assicurandosi il minimo sindacale che l'industria sa certamente dare e nel luogo più conviviale e socializzante possibile.


Tra l'altro, la Pilsner Urquell bevuta qui sembra in effetti molto buona, molto ben spillata con la giusta anidride carbonica e senza alcun difetto, peccato risulti un filo austera a chi è abituato a intensità e caratteri decisi come noi. Ma è didattico berla e riberla anche da posti diversi per capire le sue massime potenzialità e comprendere anche i motivi del suo successo. Indubbiamente è una birra che si lascia bere se ben trattata.

Ci sarebbero altri nomi in città meritevoli di visita, come Pivovar Hausreckt e Dalešického pivovaru Betlém: da quanto so assicurano ottime bevute, ma non ho avuto modo di dedicare del tempo.

Brno non mi ha deluso: ero un po' prevenuto sapendo che non potevo aspettarmi la vitalità di altre città ceche come Praga, ma può essere paragonata alla vivacità di Plzen e forse ne contiene anche di più. È una città commerciale e giovane e il craft non è forse percepito come ci si aspetta, all'ombra dei grossi birrifici che dominano anche qui la scena. 



Sicuramente mi ha sorpreso Harry e mi è piaciuta l'eredità architettonica e culturale di alcune vecchie birrerie. Mi ha anche stupito quanto i brand più affermati siano costantemente sul pezzo, rilanciando nuove aperture e contemporaneamente supportando i locali tradizionali. I consumi sono importanti e qui tengono in piedi tutta la baracca, per cui è un contesto molto molto diverso dal mondo craft a cui a volte siamo tanto o troppo abituati.


È stato bello condividere senza particolare organizzazione un viaggetto in giro per Brno e Praga, con compagni e amici con cui scambiare qualche impressione in più.
Direi un bel modo per festeggiare i 15 anni di Berebirra!

Cheers!

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